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  domenica, 27 luglio 2008 // Eau dans l'eau
Fry • 01:24
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Herzog l'ha fatto nei suoi documentari: Grizzly man e Il diamante bianco. Ha descritto degli uomini borghesi che cercavano di sfuggire dalla loro condizione sociale ma che fallivano miseramente perchè borghesi si nasce e si muore, a causa della socializzazione forzata.
Invece Sean Penn - piccolo democratico del cazzo - ha tentato di fare di un uomo borghese un santo, un agiografia da quattro soldi con il suo Into the wild.
E allora mi sono letto Into thin air (Aria sottile) di Jon Krakauer che parla della sua scalata sull'Everest e delle scalate su questa vetta che va oltre gli 8800 metri da parte di persone che possono pagarsi gli oltre 60.000 dollari per il permesso di scalarla. E questo libro parla della morte di molte persone, incapaci di poter affrontare la natura, che si erano dimenticate che non bastano i soldi per eliminare dal proprio orizzonte degli eventi la morte, come facciamo noi ogni giorno. E invece l'Everest è una vetta che esige uno sforzo notevole, una condizione naturale che ci ricorda che noi siamo esseri animali prima che sociali. A prescindere dai soldi, dalla nostra classe sociale che ci fa sentire onnipotenti, incapaci di recepire la morte come condizione finale della nostra vita.
Herzog contro Penn: vince il primo, di netto. Il mito del buon selvaggio è morto con Thoreau. Non c'è più nulla di romantico nel voler abbandonare la propria classe di appartenenza. C'è solo una cieca ideologia che pretende di essere progressista o, addirittura, rivoluzionaria, quando non è altro che pura conservazione dello status quo.

Vorrei ripristinare la pena di morte, vorrei che ci prendessero, 100 persone a casaccio fra di noi, per giustiziarci così, senza motivo. Avremmo di nuovo in mente cosa vuol dire morire, cosa vuol dire essere umani. Non voglio persone che pur di dimenticare la morte la sotterrano.
Sarà per questo che amo gli zombi? Perchè ritornano, ci ricordano di cosa siamo fatti. Sangue, escrementi, piccoli pezzi di carne appiccicaticcia, che nessun portafogli potrà sotterrare. Animali intercambiabili, dovremmo sentirci come acqua nell'acqua.




  giovedì, 24 luglio 2008 // Perchè "Funny games" è un film politico
Fry • 13:02
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Quando si parla di Funny games senza specificare a quale delle due versioni ci si riferisca, non si commette errore. L’originale austriaco del ’97 e il remake statunitense di 10 anni dopo sono (quasi) identici nella sceneggiatura, nelle inquadrature, nel montaggio, nella recitazione, nella regia e nelle conseguenze filosofiche e politiche del film.
La storia è quella di due giovani ragazzi che sequestrano una famiglia borghese (madre, padre, figlio piccolo e cane) dentro la loro villa delle vacanze sul lago e iniziano a torturarli senza alcun motivo. Quello che sconvolge non è la violenza in sé (quasi sempre fuori campo con i soli suoni che lasciano immaginare l’accaduto) ma, piuttosto, l’insensatezza della stessa. Molte volte i sequestrati chiedono ai due giovani il motivo del loro agire ma l’unica risposta che riescono ad ottenere è “perché no?”. Ma solo apparentemente le loro azioni sono prive di senso.
Non esiste una trama, questo non è un film di finzione dove lo spettatore deve identificarsi con i personaggi: non esiste un reale sviluppo drammaturgico della trama, né psicologico dei personaggi. Del resto uno dei due sequestratori per almeno tre volte guarda in macchina e si rivolge allo spettatore, spezzando così il patto implicito tra autore e spettatore che prevede la sospensione temporale della vita fuori dal cinema per assistere a una vita parallela all’interno della finzione. Il film diventa un’opera allegorica dove i personaggi assumono senso solo in quanto simboli (o meglio, segni) di determinati soggetti sociali.
La violenza dei due giovani si sviluppa man mano, non esiste un vero punto di rottura. Il loro linguaggio è sempre molto adeguato alla situazione, sono sempre gentili, educati e di buone maniere. Nelle sequenze iniziali – dalla richiesta delle uova allo schiaffo – non si riesce a capire dove il film voglia andare a parare: sembra un manuale di buon comportamento tra vicini in un ambiente borghese. Solo quando questo incanto si spezza – e non per mano di coloro che poi diventeranno aguzzini, ma per colpa dell’umoralità della madre di famiglia – inizia la violenza.
Ed è qui che diventa chiaro quello che Haneke vuole dirci: non c’è differenza tra torturatori e torturati in quanto i primi sono il riflesso dei secondi. I due giovani torturatori sono il simbolo delle conseguenze dell’agire borghese portato alle estreme conseguenze. Mantengono costantemente un tono cortese verso la famiglia, utilizzano un linguaggio pieno di cortesia e buone maniere e anche il loro comportamento non è mai fuori dal normale, eccetto quando vogliono costringere la famiglia a “giocare”. Questi giochi hanno sempre qualcosa a che fare con la distruzione dei valori borghesi: la proprietà privata, la morale sessuale, il maschilismo. Ovviamente la famiglia non sta alle regole ed è qui che scatta la reazione violenta dei due che, a questo punto, ci sembra davvero sensatissima.
Cosa fanno i due di diverso da ciò che fa quotidianamente la famiglia borghese in una società capitalista? Nulla. Maschera la violenza con le parole, esattamente come i due aguzzini fanno con la famiglia borghese. Questi ultimi mettono semplicemente in chiaro alla famiglia il loro ruolo all’interno della società: un insieme di violenza ed etichetta, dove la seconda, in realtà, non è altro che un modo per mascherare la prima. I loro giochi sono il rovesciamento logico dei giochi perversi che la famiglia borghese attua al proprio interno (oltre che verso l’esterno): questi ultimi sono giochi relazionali tesi a reprimere la sessualità e a ribadire i concetti di proprietà e di riproduzione dell’ordine sociale, dello status quo. E i “funny games” del titolo non sono per niente divertenti all’occhio di un borghese.
Questo film si potrebbe leggere anche in chiave macrosociale dove la violenza non è più della famiglia borghese ma del sistema capitalistico nel suo insieme verso le altre società, verso gli outsider: ma questo è uno dei temi di “Niente da nascondere” (Cachè, in originale), un altro film di Michael Haneke del 2005.




  domenica, 06 luglio 2008 // Meno di zero
Fry • 03:24
in :


Non voglio credere che la vita sia tutta qui, una serie di miserie una in fila all'altra. E' deprimente il destino di noi borghesi e se forse fossi cieco o avessi un tumore il mio senso di colpa si allevierebbe.
Sento una responsabilità immensa e a 26 anni la vita mi sembra quasi finita. Mi chiedo come facciano le persone a confondere le loro vite per piccole perle. Qualcuno dovrebbe spiegare che la rivoluzione non è nella birra e che la prima è tanto più necessaria quanto più il tempo avanza.
Sono un moralista e i libri di Ellis non mi hanno mai aiutato a cambiare. Vorrei potervi destare per un attimo, durante le vostre notti beate, per osservare il terrore. Tanto, poi, il sonno ritorna. Dovrebbero tutti sentirsi in colpa: è tutta colpa nostra, delle nostre misere azioni quotidiane, se quello che c'è è uguale a quello che abbiamo costruito.
Che necessità c'è di non capire?




  lunedì, 16 giugno 2008 // Morrissey - Life is a pigsty
Fry • 00:05
in :


It’s the same old S.O.S.
But with brand new broken fortunes
And once again I turn to you
Once again I do I turn to you
It’s the same old S.O.S.
But with brand new broken fortunes
I’m the same underneath
But this you, you surely knew
Life is a pigsty
Life is a pigsty
Life is a pigsty
Life is a pigsty
Life, life is a pigsty
Life, life is a pigsty
Life, life is a pigsty
Life is a pigsty
And if you don’t know this
Then what do you know?
Every second of my life I only live for you
And you can shoot me
And you can throw me off a train
I still maintain
I still maintain
Life, life is a pigsty
Life is a pigsty
And I’d been shifting gears all along my life
But I’m still the same underneath
This you surely knew
I can’t reach you
I can’t reach you
I can’t reach you anymore
Can you please stop time?
Can you stop the pain?
I feel too cold
And now I feel too warm again
Can you stop this pain?
Can you stop this pain?
Even now in the final hour of my life
I’m falling in love again
Again
Even now in the final hour of my life
I’m falling in love again
Again
Again
Again
I’m falling in love again
Again
Again
Again




  domenica, 25 maggio 2008 //
Fry • 20:35
in :


Voler fare il montatore nella vita è una scelta radicale e non so se è quella che farò. Bisogna stare ore davanti al computer a guardare e riguardare i filmati. Dopo averli visti bisogna scegliere. E poi bisogna pensare a come strutturare il film e come tagliare ogni singolo pezzo. Senza contare il rapporto interpersonale col regista. E' un lavoro di una pazienza certosina e a furia di vedere le stesse cose, di sentire le stesse parole, queste cominciano a perdere il loro senso. Non riesci più a staccarti da quello che stai facendo e credi che la realtà sia quella sullo schermo ma non ne trovi il filo, non ne trovi il senso. Non sei abbastanza "fuori" da poterla giudicare, non vedi ciò che è buono e ciò che è cattivo. In fondo sarà per questo che è così affascinante, perchè è così vicina alla vita? E poi permette queste lunghe pause filosofiche, sdraiati sul pavimento della editing room.




  lunedì, 12 maggio 2008 // Polaroid
Fry • 13:38
in :


Beh, alla fine Malerba è morto ma la borghesia è viva e sta più che bene. Leggevo l'altro giorno che ora è la borghesia la vera classe in sè e che il proletariato non esiste più come classe autocosciente. Forse è vero ma non è questo quello che più mi preoccupa. Forse dovrei guardare di più "Un posto al sole" per capire come funzionano i mezzi di comunicazione di massa nella società contemporanea ma, oggettivamente, non ce la faccio. Le piccole relazioni quotidiane di ogni giorno mi sembrano avvilenti: non ho voglia di costruire cose e di parlare con le persone se non per lo stretto necessario. Non ho neanche voglia di fare film e questo è molto significativo. Però, al contrario del passato, mi tocca farlo. Ora avrei voglia di scattare decine e decine di Polaroid per vederle costruirsi sotto i miei occhi e poi perchè avrei degli oggetti da toccare, che mi sembrano sempre più sicuri delle relazioni umane. Persino i soldi mi sembrano meno tangibili e mi ritrovo a chiedermi a fine settimana come ho fatto a spendere così tanto: forse non dovrei fare più colazione fuori? Credo che la spesa sia direttamente proporzionale al numero di persone che conosci: finchè sei isolato dal mondo puoi vivere con pochi spiccioli al giorno. Sto andando per i 26 e mi sembra sempre tutto un po' la stessa merda.




  venerdì, 18 aprile 2008 // The Smiths - You've got everything now
Fry • 01:00
in :


As merry as the days were long
I was right and you were wrong

Back at the old grey school
I would win and you would lose

But you've got everything now
You've got everything now
And what a terrible mess I've made of my life
Oh, what a mess I've made of my life

No, I've never had a job
Because I've never wanted one

I've seen you smile
But I've never really heard you laugh

So who is rich and who is poor ?
I cannot say ... oh

You are your mother's only son
And you're a desperate one
Oh ...

But I don't want a lover
I just want to be seen ... oh ... in the back of your car

A friendship sadly lost ?
Well this is true ... and yet, it's false
Oh ...

But did I ever tell you, by the way ?
I never did like your face

But you've got everything now
You've got everything now
And what a terrible mess I've made of my life
Oh, what a mess I've made of my life

No, I've never had a job
Because I'm too shy

I've seen you smile
But I've never really heard you laugh

So who is rich and who is poor ?
I cannot say ... oh

Oh ...
You are your mother's only son
And you're a desperate one
Oh ...

But I don't want a lover
I just want to be tied ... oh ... to the back of your car
To the back of your car
To the back of your car
To the back of your car
To the back of your car
To the back of your car
Oh ...




  giovedì, 17 aprile 2008 // Non voglio che Clara - Un nome da signora
Fry • 16:15
in :


Come faremo ora
che hai trovato un lavoro
a parlarci ancora

come faremo ora
che il grande raccolto è malato
ed è andato perduto

Come puoi riderne ancora
Come puoi ridere ora
Come puoi riderne allora
Come puoi ridere ora

Se tutto ciò che ti serve ora
è sola la maniera
per fuggire di qui

Ma come faremo ora
che hai una macchina nuova
e un nome da signora

Se tutti i soldi che hai non ti bastano
per comprarti qualcosa che resti
e non morire ogni giorno di più




  sabato, 08 marzo 2008 // Luigi Malerba
Fry • 22:40
in :


Divoro Malerba ma mi perdo nelle parole e penso ad altro. Sfoglio pagine e vado avanti, sicuro di non aver perso molto. Forse facciamo così anche con le cose che ci capitano nel momento, sprofondati nell'ansia di pensare al futuro. Guardo film ma mi annoio dopo un'ora e mi viene voglia di spegnere la tv. Sento le sigarette sulla schiena e nelle ossa ma non credo sia tutta colpa loro. Penso che ho paura di andare avanti facendo le stesse cose, che sono un po' meschino nelle relazioni, che cerco del buono in ogni persona anche se teoricamente le odio tutte. Mi piacerebbe svegliarmi al mattino senza difficoltà, avendo dormito solo 5 ore. Provo angoscia per tutto.




  lunedì, 25 febbraio 2008 //
Fry • 01:44
in :


La realtà a volte mi sembra più semplice di quella che è. Io vivo per piccoli momenti e mi sembra impossibile svegliarmi ogni giorno e ritrovare tutto da capo, come se niente fosse successo. Sarebbe sufficiente che l'istante si tramutasse in infinito: mi basterebbe questo per rendermi felice, davvero.